Google si impegna per la trasparenza
Dopo il polverone sollevato dalla “questione cinese”, la società creatrice dell’omonimo motore di ricerca ha deciso di dimostrare la propria correttezza pubblicando il Google Trasparency Report. Cliccando su questo link, troverete una mappa del nostro amato pianeta che consente di visualizzare il numero di siti fatti sparire dai database di Mountain View in ottemperanza di richieste governative.
Fa sorridere il grosso punto interrogativo posto alla destra del nome China. Non sorprende che gli asiatici siano poco inclini a raccontare in giro gli affari di casa: è una condotta del tutto normale per il loro governo. Fra i paesi citati spiccano gli Stati Uniti con oltre 4.000 fonti censurate. Seguono con un corposo distacco il Brasile, l’India, il Regno Unito e la Francia. L’Italia totalizza 651 siti oscurati, un numero inferiore alla Germania.
Difficile valutare questi dati. Il numero assoluto di fonti rimosse può essere o non essere indice di repressione da parte del governo. Non vi è modo di comprendere se i portali oscurati trovino fondamento nella violazione delle leggi nazionali o rappresentino mera censura politica. In un paese dove l’attività online è più diffusa, è pacifico aspettarsi statisticamente più illeciti perpetuati attraverso le nuove tecnologie. Il rapporto di trasparenza di Google non è poi così chiaro come dovrebbe. Ad ogni modo, apprezziamo gli sforzi dell’operatore.
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