Un ultimo saluto a Massimo Paoli
Ho appreso ieri in serata la notizia della morte del Prof. Massimo Paoli, docente di Economia dell’Innovazione dell’Università di Perugia. Paoli si è spento nella notte per via di un infarto. A soli 56 anni.
E’ stato il mio relatore della tesi, insieme al suo assistente il Dott. Simone Poledrini. Sono sempre stato uno studente annoiato alle lezioni, le disertavo quasi tutte. Preferivo dedicare il tempo ai miei interessi e gestire autonomamente lo studio.
Poche lezioni ho apprezzato durante la mia carriera accedemica e in cima a tutte c’erano quelle di Paoli. Il suo stile trasandato, informale e schietto, condito con quella leggera volgarità tipicamente toscana, erano per me fonte di gioia e confronto.
Fin da bambino, quando ho messo le mani sui primi computer, sapevo che quelle scatole meravigliose avrebbero in qualche modo fatto parte della mia vita. In molti mi dissero che avrei dovuto seguire un percorso di studi più affine all’informatica, ma sapevo che l’economia faceva parte di tutte le aziende, che l’innovazione non poteva essere tralasciata.
A dire il vero, le prime volte che ho sentito parlare Paoli non era per l’innovazione. Alla triennale insegnava Gestione d’Impresa ma si percepiva già il suo scetticismo forte verso il determinismo, si afferrava già la sua eterna lotta contro l’irriducibile incertezza.
Purtroppo non seguì il suo corso di Economia dell’Innovazione, ma ne apprezzai molto i testi di studio. Quando incontrai nuovamente Paoli durante gli studi biennali, l’impatto fu molto più forte. Sentivo dentro di me che la speculazione teorica trovava dei limiti nel confrontarsi con la complessità della natura, ma non sapevo esprimermi in modo conciso, non avevo mai approfondito quel campo. Poi andai ad una sua lezione e iniziò a farci vedere delle diapositive piene zeppe di illusioni ottiche, per farci capire che due persone possono vedere cose diverse dalle stesse immagini e avere entrambe “ragione”. Per far crescere la consapevolezza che il mondo che vediamo, ma soprattutto il mondo che interiorizziamo, è frutto delle lenti con cui con lo osserviamo. I frames cognitivi come il linguaggio tecnico li chiama. Si aprivano per me le porte della ragione debole, che scalzavano via ogni convinzione assoluta ma donavano umanità alle innumerevoli debolezze della nostra mente.
Ricordo che alla fine della lezione andai da Paoli e gli dissi (i dialoghi non sono da prendere alla lettera, ricordo di cosa abbiamo parlato ma non l’esatta conversazione): “La sua lezione è stata interessantissima, ieri sera ho passato un’ora a cercare di spiegare ai miei compagni di fantacalcio che il culo non esiste ma è solo un altro nome per chiamare i limiti cognitivi della nostra razionalità”. Lui si mise a ridere. Arrivò anche un altro ragazzo e parlammo per circa un’ora. Si definì un’esperto di eresia medievale, ci spiegò le sue visioni verso la religione (che non starò qui a riportare; non le ha mai nascoste con nessuno ma non so se sia il caso di riportarle su un blog pubblico per cui passerò avanti). Ricordo di essermi intimidito nel raccontargli che per me i rapporti personali venivano prima di altri aspetti della vita. E’ un concetto banale, ma davanti alle sue grandi conoscenze, così vaste trasversalmente, e alle sue capacità oratorie ebbi difficoltà ad esprimermi. Non sono mai stato un tipo timido ma davanti a lui subivo un fascino reverenziale, nonostante fosse una figura amichevole e cordiale. Alla fine credo che volessi solo fare bella figura e di aver sentito la mia logica debole in quel momento.
Il suo esame mi piacque più di qualsiasi altro mai affrontato. Volevo prendere il massimo e invece raccattai 28. Non m’importò, sentii di aver assimilato i suoi insegnamenti, di averli fatti un po’ miei. Quando discuto con i miei cari mi trovo spesso nel ruolo del bastian contrario. Non per vanità ne’ per stupida testardaggine, ma per una fiducia verso la falsificazione popperiana e una consapevolezza dei limiti di qualsiasi sistema teorico. Non riesco a sfuggire a questo istinto neanche nelle attività più banali come comprare delle mozzarelle o decidere la colazione, è più forte di me. Non posso essere certo che non avrei sviluppato una simile attitudine anche senza aver incontrato Paoli, ma sono sicuro che la sua influenza l’ha rafforzata, gli ha dato dignità logica e intellettuale.
Un altro aspetto che adoravo di lui era il suo approccio interdisciplinare, la definirei un’attitudine olistica, e la sua passione per la fisica. Fin da bambino adoravo l’astronomia e la fisica. Ho letto alcuni testi al riguardo, fra cui Breve Storia del Tempo di Stephen Hawking, e mi intrattenevo a lungo con il mio caro amico Nicola Tomassetti, fisico ricercatore. Era piacevole per me ascoltare i paragoni di Paoli a cavallo tra economia e fisica. Era incantevole vedere come sapeva spaziare fra diverse materie senza mai avere incertezza. Ho sempre cercato di spaziare in altri campi, di superare le rigide suddivisioni di Descartes come avrebbe detto lui, di guadagnare dall’ampiezza di punti di vista in opposizione ad una severa e limitata specializzazione. L’imprevedibile traiettoria del progresso scientifico e tecnologico, che può provenire da infinite direzioni, avvalora un approccio culturale olistico. Vi ho sempre creduto e anche qui Paoli mi ha dato più energia nel costruire il mio cammino.
Ho avuto il piacere per la mia tesi di leggere alcuni suoi saggi (sono fuori casa adesso e non ho la bibliografia, purtroppo non riesco a ricordare quali). Grazie a lui e al Dott. Poledrini mi sono indirizzato verso alcune letture fondamentali per la mia crescita personale fra cui la Struttura delle Rivoluzioni Scientifiche di Kuhn. Ho sempre sottolineato nel curriculum che adoravo la fisica e l’epistemologia e ricordo ancora come ad un colloquio della BNL ne rimase sorpreso il mio esaminatore (che conosceva bene Kuhn).
Ricordo durante la discussione della mia tesi, mentre parlavo del paradigma tecnologico di Freeman, che mi bloccai per ben 8 secondi perché non riuscivo a pronunciare la parola “pervasività”. Non sono mai stato pauroso agli esami, non sono mai stato uno studente intimorito, ed ero rilassato. Eppure mi sono bloccato. In quei secondi ho pensato di tutto e ad un certo punto mi sono detto “Scemo, leggi la slide che lo hai scritto”. Ripresi a parlare e terminai con successo la discussione.
Al momento della consegna mi prese in giro con il suo fare burlone.
Caro Prof. Paoli, non ti ho mai ringraziato abbastanza per aver cercato di mandarmi a studiare l’organizzazione dell’innovazione a Milano. Ti avevano chiesto un ragazzo appassionato e tu avevi fatto il mio nome. Avevi preteso una retribuzione che mi permettesse di trasferirmi e te la prendesti perché l’offerta era troppo bassa.
Alla fine non ci siamo più rivisti. Mi ero ripromesso di intervistarti per un sito che sto lanciando con degli amici. Volevo farti delle domande e chiacchierare un po’ come ai vecchi tempi. Purtroppo un infarto ti ha strappato via. Non so perché, ma me lo sentivo che non saresti mai diventato vecchietto. Forse per le abitudini alimentari un po’ sregolate, ho sempre avuto la sensazione che ad un certo punto ci avresti abbandonato. E così purtroppo è successo.
Non sono il tipo che ama i funerali, ne’ quello a cui piace deprimersi. Se c’è una cosa che ho apprezzato delle parole del tuo coetaneo Steve Jobs, un uomo che non aveva il tuo spessore accademico ma che con te condivideva un innegabile carisma e che ci ha abbandonato presto, è la visione della morte come una forza innovativa, in grado di modificare il mondo. Tu te ne sei andato ma hai lasciato il segno in molte persone. Non posso parlare per gli altri ma posso parlare per me stesso.
Non ti conoscevo bene eppure ti sentivo vicino nello sviluppo della mia cultura critica, delle mie visioni del mondo. Hai rafforzato in me la sensazione che confrontarsi abbia dei limiti, sia nel linguaggio oltre che nell’inesistenza di un campo comune di paragone, una meta-realtà dove comparare i nostri frames cognitivi. Ho percepito le difficoltà della ragione, della logica e delle manifestazioni delle stesse. Ho capito che, sottoposti all’irriducibile incertezza, possiamo fare appello solo alla nostra sfera emotiva perché la ragione termina il suo potere.
Così mi sono reso conto che per realizzare i nostri sogni dobbiamo talvolta spegnerla. Smettere di porci problemi e realizzare quello che sentiamo.
Nella mia vita ho seguito le mie passioni. Con testardaggine mi sono buttato nel mondo delle tecnologie informatiche e con caparbietà mi sono ritagliato il mio angolo in una piccola azienda locale. Mentre tu ti spegnevi, io venivo assunto, più o meno in coincidenza con il mio compleanno che destino vuole sia proprio il 9 dicembre.
Una vita ci abbandona mentre un’altra inizia. Voglio lasciare una promessa incisa nella immateriale fluidità della rete: io andrò avanti con i miei sogni, mi realizzerò, scuoterò il mondo, lo colpirò con le mie visioni e le mie forze. Lo farò e sarò più grande di quanto lo sia stato tu. Chi verrà dopo di me farà lo stesso.
Non è un modo usale per salutare un morto, ma sono convinto, se ti ho capito almeno un po’, che ti piacerebbe. Non è questa forse la distruttiva forza creatice dell’innovazione? Io credo di si.
Ti saluto Prof. Paoli e voglio sperare, sebbene non ne abbia certezza, che un giorno degusteremo insieme un Brunello chiaccherando di tecnologia, fisica e chissà cos’altro.
Termino questo saluto con le mie più profonde condoglianze alla famiglia e agli amici.
Davide
Google, Microsoft e i brevetti: quando le aziende sembrano bambini

Hymn to Future è fermo da un bel po’, sicuramente troppo, ed uno dei motivi è che mi sto adoperando per farlo rinascere in vesti migliori e più grandi. Purtroppo non parliamo né di domani né del mese prossimo e quindi non troverete aggiornamenti se non in rari casi… come questo ad esempio.
Sono recentemente andato in ferie e leggendo le innumerevoli news tecnologiche arretrate ho trovato un argomento che ha toccato la mia grigia creatività a base di semiconduttori. David Drummond, Senior Vice President and Chief Legal Officer di Google, ha manifestato il malessere dell’azienda sul blog ufficiale, sotto continuo attacco da parte di Microsoft e Apple (senza dimenticare Oracle…). I due colossi, storici avversari, approfitterebbero del sempre più malandato sistema dei brevetti statunitense per rallentare e fiaccare il “nemico” nelle aule di tribunale. Continua a leggere…
Intervista a Paolo Corsini, fondatore ed amministratore di Hardware Upgrade
Hardware Upgrade è uno dei principali siti di informazione tecnologica del nostro paese. Tutti gli appassionati lo conoscono e lo apprezzano. Hymn to Future ha intervistato per voi il suo creatore Paolo Corsini.
Come di consueto, le risposte sono evidenziate in corsivo mentre le domande in grassetto. Continua a leggere…
Il segmento smartphone è un ménage à trois: Windows Phone Seven va alla grande!
Microsoft rievoca in molti geek l’idea di un colosso cresciuto impedendo ai concorrenti di entrare nel mercato, spadroneggiando con prodotti di mediocre qualità. Quest’immagine non rende giustizia alla casa di Redmond: la creatura di Bill Gates ha dimostrato più volte di saper affrontare le sfide della crescente pressione competitiva. Windows Seven, Internet Explorer 9 ed oggi, Windows Phone 7, sono la dimostrazione che alla società non manca il talento ma solo un gestione maggiormente integrata.
Jailbreak… Parliamone
Con il nome Jailbreak viene indicata una procedura di hacking che consente di installare programmi di terze parti sui terminali con sistema operativo iOS. Come saprete la Apple detta parametri molto stringenti sui requisiti che le App devono rispettare per essere pubblicate sull’AppStore ed è generalmente poco incline ad ammettere software che svolga funzioni già assolte dagli applicativi della casa. La procedura di sblocco permette, attraverso lo sfruttamento di falle di sicurezza dell’OS, di aggiungere alcune funzionalità prima fra tutte l’installazione di Cydia (fino a poco tempo fa c’era anche Rock, un altro canale di vendita che recentemente è stato acquisito da Cydia), App con la quale potrete scaricare, installare, aggiornare e gestire le applicazioni bandite dalla Mela. Continua a leggere…
Intervista a Marco Pandocchi, Head of Operative Product Management di Nokia Italia
Marco Pandocchi è uno degli uomini chiave di Nokia sul territorio nazionale. Per le sue mani passano tutti i terminali della casa finlandese ben prima che possano entrare nelle nostre case. Chi meglio di lui può parlarci del futuro del leader della telefonia?
Hymn to Future l’ha intervistato per voi. Le risposte sono evidenziate in corsivo mentre le domande in grassetto.
Innanzitutto Marco, mi sembra doveroso ringraziarti per la disponibilità che hai mostrato verso un piccolo blog come Hymn to Future. Il primo tema che vorrei affrontare è abbastanza scontato: l’N8, quando lo vedremo in Italia? Si è parlato di ritardi ma le voci sono molto confuse al riguardo.
Da venerdi scorso stiamo consegnando i primi pezzi a chi ha dimostrato forte interesse per l’N8 prenotandolo con largo anticipo sul Nokia Online Shop e nei Nokia Stores, nelle prossime settimane sarà in distribuzione in tutti i punti vendita. Continua a leggere…
Browser Roundup!
Ho caricato una comparativa di tutti i principali browser sul canale di Youtube. Dura ben 30 minuti, quindi prendete i popcorn e godetevi lo spettacolo… Vi consiglio di impostare la risoluzione su 720p, per fruire della migliore qualità. Mi scuso se alle volte il mio linguaggio non è proprio tecnico ma non ho avuto il tempo di prepararmi il discorso e parlare 30 minuti davanti ad uno schermo non è uno scherzo!
Enjoy web 2.0!
Google si impegna per la trasparenza
Dopo il polverone sollevato dalla “questione cinese”, la società creatrice dell’omonimo motore di ricerca ha deciso di dimostrare la propria correttezza pubblicando il Google Trasparency Report. Cliccando su questo link, troverete una mappa del nostro amato pianeta che consente di visualizzare il numero di siti fatti sparire dai database di Mountain View in ottemperanza di richieste governative.
Quest’uomo è un genio
Ammetto che il titolo è un po’ forte ma come definireste un uomo capace di vedere il PC nel ’77 (anno in cui fondò la Mela con Steven Wozniak) e di comprendere che la rivoluzione informatica sarebbe passata per l’elettronica di consumo oltre 20 anni dopo.
Potete amare o odiare i prodotti Apple, pensare che siano dei costosi giocattoli per fighetti o meravigliosi strumenti di produttività, vedere la casa di Cupertino come simbolo del consumismo imperialista o dell’apertura ai bisogni dei clienti: non importa, il dato di fatto è che Steve Jobs è il signore dei bit del 2000 come il buon William Gates (in arte Bill) lo fu negli anni ’90.
A Cupertino l’innovazione non si arresta mai. Un leader, specie nei settori tecnologici, non può dormire sogni tranquilli e deve continuamente pensare al futuro. Questo Jobs lo sa bene e ieri mattina (a San Francisco erano le 10.00, da noi le 19.00) ci ha illustrato come Apple pensa di continuare la sua cavalcata trionfale. Continua a leggere…
Bulldozer e Bobcat: AMD torna competitiva?
Quando Luigi Mango (fondatore e admin di PcTuner.net) mi ha chiamato al telefono chiedendo “Davide la vuoi fare tu una call conference AMD su Bulldozer e Bobcat?”, non ho potuto che rispondere “Diamine, si!”.
Trovo le conferenze stampa molto appassionanti ma, soprattutto, adoro conoscere le intenzioni delle imprese prima degli altri! Così non ho esitato un secondo ad accettare. Potete trovare un editoriale completo dell’evento, realizzato da me, qui. Continua a leggere…



